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“Questo Festival non s’ha da fare”: scontro Rai – Governo, cosa dice il Dpcm, la questione del pubblico, teatro o studio televisivo?

Festival di Sanremo 2021
Festival di Sanremo 2021

Il Festival di Sanremo si svolgerà oppure no? Difficile, se non impossibile, pronosticarlo, sebbene solo un mese ci separi dal teorico inizio della kermesse canora che rappresenta il genio della tradizione musicale italiana.

Sono giorni molto concitati per Amadeus, la Rai, gli organizzatori, gli artisti e tutte le maestranze che si muovono parallelamente al carrozzone sui quali pende una spada di Damocle insopportabile.

Sono molti, diversi e contorti gli orditi su cui muoversi ed i problemi organizzativi si stanno via via infittendo e sovrapponendo, rincorrendosi in una sorta di circolo vizioso.

Cerchiamo di chiarire in maniera consequenziale e lucida gli snodi che stanno rendendo difficoltosa la realizzazione del Festival di Sanremo:

Scontro Rai – CTS e la posizione dei Ministri Franceschini e Speranza

Il CTS (Comitato tecnico-scientifico) ha negato il nulla osta alla Rai per accogliere all’interno dell’Ariston non solo il pubblico, ma nemmeno quei famosi figuranti contrattualizzati cui la direzione artistica sarebbe ricorsa per scongiurare il problema di una sala vuota.

Anche il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini, – sostenuto dal Ministro della Salute Roberto Speranza – si è allineato alle rigide posizioni del CTS:

Il Tweet del Ministro ha sortito un effetto a dir poco dirompente per i vertici Rai ed il direttore artistico Amadeus i quali hanno ribadito l’impossibilità per gli artisti ad esibirsi dinnanzi ad una platea deserta; l’essenza della manifestazione verrebbe snaturata e lo stesso conduttore non ha celato il suo malcontento verso la decisione del ministro. C’è anche chi ha ricordato ai ministri che moltissime trasmissioni televisive in onda proprio in questo delicato momento pandemico sono assistite dalla presenza del pubblico in studio.

La Rai e tutta la macchina organizzativa, però, non si arrendono e stanno tentando il tutto per tutto per salvare la kermesse canora. In queste ultime ore è stato approntato un protocollo ad hoc da parte delle associazioni di categoria dell’industria discografica che sarà integrato con le disposizioni del CTS e della Rai. Gli artisti saranno isolati in una “bolla epidemiologica”, interviste e promo solo da remoto (dagli alberghi) e online:

Cosa prevede esattamente il Dpcm in vigore? La questione del pubblico

L’ultimo decreto adottato il 14 gennaio dal Presidente del Consiglio dei Ministri sconfesserebbe quanto indicato dal Ministro Franceschini; per chiarezza, riportiamo un Faq governativa che risponde alla materia inerente alle trasmissioni televisive ed agli spettacoli:

“Le trasmissioni televisive, in diretta o registrate, possono svolgersi in presenza di pubblico (comparse, figuranti, ospiti)?
Sì, in quanto alle trasmissioni televisive non si applica il divieto previsto per gli spettacoli, perché la presenza di pubblico in studio rappresenta soltanto un elemento “coreografico” o comunque strettamente funzionale alla trasmissione. Deve essere comunque sempre garantito il rispetto delle prescrizioni sanitarie, nonché quelle in materia di distanziamento interpersonale sia fra il pubblico o gli ospiti, sia fra il personale artistico e il pubblico o gli ospiti medesimi.”

Posto che le Faq ministeriali non sono fonti di diritto atte a normare una disciplina, ma si limitano a fornire delle indicazioni di massima, il dibattito tra il Festival di Sanremo ed il governo ha portato alla luce una serie di vulnus all’interno del mondo dello spettacolo e della televisione ed ora ci si chiede: quando un teatro può dirsi studio televisivo?

Inoltre, è bene ricordare che il dpcm è in vigore fino a venerdì 5 marzo, quindi non è prevedibile cosa succederà alla serata della finale, sabato 6 marzo, e con quali regole dovrà misurarsi il Festival di Sanremo.

L’Ariston: teatro o studio televisivo?

Proprio su questo terreno si sta giocando lo scontro fra la Rai ed il Governo: la questione è dirimente, perchè la configurazione dell’Ariston in una forma o nell’altra determinerebbe le sorti della 71esima edizione del Festival.

Stando alle visure catastali, riportate anche da Fanpage.it, il teatro Ariston rientrerebbe nella categoria D/3 che comprende teatri, cinematografi, sale per concerti e spettacoli e simili (con fine di lucro) mentre gli studi televisivi sono inclusi nella categoria D/7 ovvero fabbricati costruiti o adattati per le speciali esigenze di un’attività industriale e non suscettibili di destinazione diversa senza radicali trasformazioni.

In buona sostanza, per avere il pubblico a Sanremo occorrerebbe configurare ed adattare l’Ariston ai canoni dello studio televisivo, cambiandone cioè la destinazione d’uso. Il Festival, pur rientrando nella categoria di programma tv, si svolge in un teatro.

Ed ecco che si ritorna punto a capo, giacchè sono sospesi gli spettacoli dal vivo (teatri) con presenza di pubblico. Resta invece confermata la possibilità di organizzare spettacoli da trasmettere in streaming o di utilizzare gli spazi come ambienti per riprese cinematografiche e audiovisive (studi televisivi), nel rispetto delle misure di sicurezza previste per tali attività.

Le opinioni degli artisti: parlano Iva Zanicchi ed Enrico Ruggeri

Pubblico o non pubblico? Amadeus ha minacciato di rimettere il mandato da direttore artistico se in un modo o nell’altro non si riuscisse ad avere un pubblico all’Ariston; e mentre non si riesce ad uscire da questa morta gora, alcuni artisti che il palco di Sanremo lo conoscono bene hanno detto la loro.

Iva Zanicchi è sostanzialmente in linea con Amadeus:

“La legge è uguale per tutti, ma è necessario che mettano in sicurezza il pubblico, utilizzando le barriere di plexiglass. Il pubblico a Sanremo ci deve essere, altrimenti viene fuori una cosa brutta e fredda. Che facciano come Maria De Filippi che fa i suoi programmi con il pubblico mettendo tra una persona e l’altra delle barriere di plexiglass. Invece di far entrare 800 persone, che corrispondono alla capienza dell’Ariston, ne fai entrare la metà e li metti tutti in sicurezza.”

Di più ampio respiro è la posizione di Enrico Ruggeri che estende il ragionamento fatto per Sanremo a tutti i teatri:

“La gara va fatta. Il ministro Franceschini dovrebbe stare dalla parte di chi fa musica, la sua decisione va contro la cultura e l’arte. I teatri hanno già dimostrato di saper rispettare i protocolli quindi dovrebbero tornare a lavorare.”



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