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Gemma Galgani si racconta, dall’amicizia con Vittorio Gassman alle cene con Maria Callas

Gemma Galgani si è fatta conoscere dal grande pubblico per la sua partecipazione a Uomini e Donne, per le sue sfortune in amore e, soprattutto, per le sue litigate con Tina Cipollari: ciò che non sappiamo, però, è che Gemma ha avuto un passato molto movimentato, ricco di aneddoti interessanti.

Ed è proprio lei a svelarceli oggi in una lunga intervista al magazine di Uomini e Donne, a cominciare da quando, a vent’anni, entrò per la prima volta nel mondo del teatro dopo che il padre chiese al Commendator Erba di prenderla a lavorare:

Mi prese a lavorare e mi mise in questi uffici ad arco a ritagliare giornali e creare la rassegna stampa in grandi libroni a fisarmonica: usavo le forbici e la colla, non ne potevo più e le mie lacrime si mescolavano con la Coccoina. Un giorno, però, il Commedator Erba mi disse che ero pronta per scrivere un comunicato stampa, il primo. Andai alla sede de La Stampa, avevo le mani che tremavano. Da lì cominciai ad annunciare la programmazione; spesso inforcavo la moto e portavo i comunicati personalmente.

In teatro ho fatto di tutto: il guardaroba, il bar, la cassa, ero un po’ il jolly. Non mi vergogno di dire che in quel teatro ho pulito anche i bagni e sostituito la carta igienica! Poi, una volta, gravitavano figure incredibili, come il portaceste e il trovarobe: trovavano qualunque cosa fosse necessaria alla compagnia, ed erano molto gelosi dei propri spazi.

Proprio grazie a quest’opportunità, Gemma ha potuto fare la conoscenza di diversi grandi nomi, come Vittorio Gassman, Gigi Proietti e Katia Ricciarelli:

Ho fatto amicizia con Gassman, insieme ad altre persone l’ho accompagnato anche a Cannes quando presentò Profumo di donna. Non ho una foto con lui, non osavo chiederle mai agli attori e, quella volta che provai, mi rispose: “Ma no, tu hai l’originale!”. Poi ho conosciuto bene Proietti, che faceva parte del gruppo dei “giovani”, con Paola Gassman, Ugo Pagliai… Gassman lo seguii anche nella realizzazione del Villaggio Gassman, a Favignana, Proietti ci raggiungeva con la sua famiglia, tutti insieme, era magico.

Ho voluto molto bene a Katia. A Selfie ha dichiarato di non conoscermi, ma le foto dicono tutt’altro. Io la conosco bene, ho vissuto bei momenti, sono stata a casa sua a Spoleto, con sua mamma, siamo state al Teatro Regio. Veniva a prendermi all’Alfieri, per andare a cena. Forse ha preferito essere diffidente, ma non ha capito che io, le confidenze che mi ha fatto in quel periodo, non le direi mai a nessuno.

Su tutti, Gemma aveva però un legame speciale con l’indimenticato attore e conduttore Walter Chiari:

Tra me e Walter Chiari ci fu un’intesa fortissima. Avevamo un rapporto professionale e un feeling intenso. Andavamo insieme allo stadio, uscivamo, avevamo una grande confidenza. Non avrei mai trasformato questo legame in qualcosa di diverso, anche perché sarebbe stato impossibile stargli dietro! Io però lo sapevo gestire, andavo a prenderlo dieci minuti prima dello spettacolo: uscivo dalla cassa, attraversavo la piazza, andavo a chiamarlo alla reception del suo albergo. Lui mi rispondeva: “Ma no, ma io… sono stanco, devo dormire!”. E io lo guardavo e gli rispondevo: “Sono le nove, devi andare in scena! Preparati e vieni con me!”

Facevo delle cose che non erano normali per la mia età, ma avevo forza, avevo determinazione. Lui era un attore straordinario, quando appariva il brusio che di solito sentivamo in sala si affievoliva. Andava a braccio, era un fantasista, e gli altri attori si perdevano, perché regolarmente con seguiva il copione! Poi Walter era uno che spariva, riappariva, tornava. Era un pozzo di sapere, aveva un’intelligenza che faceva paura, come Gassman, come Proietti. Era superiore alla media, e sapeva parlare di tutto a tutti, non aveva limiti e confini. Gassman era imponente, aveva una struttura fisica, un’allure irraggiungibile, mentre Walter Chiari era più piccolo, e vicino alla gente.

E non è finita qui, perché prima del Trono Over e di Giorgio Manetti, la Galgani frequentava nientemeno che la divina Maria Callas:

Accompagnai il Commendator Erba a Londra, dove curò le trattative con la Callas per la solenne inaugurazione del Teatro Regio. Conoscerla è stato un privilegio che non dimenticherò mai. Io mi occupavo anche dei suoi barboncini. Ero agitatissima prima di incontrarla, e in difficoltà. Avevo 21 anni e, se avessi potuto, sarei scappata. Alloggiava al Savoy a Londra, nella suite: lei cantava e Giuseppe Di Stefano l’accompagna al pianoforte. Poi andammo insieme in una steakhouse storica, camminavamo e la folla si apriva per farci passare! All’epoca io ero a dieta e lei si prese a cuore la questione: “Perché non vuoi mangiare? Ascolta i miei consigli!”.

Era minuta, ma molto protettiva. Tutti la vedevano come una donna fragile, ma io più che altro la definirei malinconica. Aveva un velo di nostalgia, un’ombra sul viso, era una donna di un’umanità pazzesca, me ne accorsi parlandoci. Lo stesso senso di umanità l’ho ritrovato in Maria De Filippi, e solo chi ha conosciuto entrambe può capire quanto sia vera questa similitudine.

Eravamo spiriti affini. Sentivo una connessione forte. Anni dopo mi sono trovata anch’io ad avere i suoi stessi problemi. Pensavo di aver buttato via le chiavi dell’amore quando mi ha travolto, in modo inaspettato. Ho riaperto scrigni, ho riaperto cuori, non sono stata contraccambiata. Noto tanti parallelismi con diverse mie storie. Con Onassis lei ha avuto una storia difficile per la situazione, e per me è stato lo stesso con mio marito, perché lo amavo tantissimo, ma ci siamo scontrati con i doveri sociali. Io non potevo essere quella moglie che rimaneva chiusa in casa.

E ha poi concluso:

Lei ha sempre avuto storie difficili, io ho avuto storie incredibilmente difficili, ma che erano a un passo dalla consacrazione. Sarebbe stato così facile anche con Giorgio, avere quel lieto fine! Quanta durezza abbiamo subito, sia io che la Callas solo per aver amato troppo! Fa così paura un amore sconfinato?

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