in

Live – Non è la d’Urso, Marco Carta parla della sua assoluzione

Come sicuramente saprete, Marco Carta, dopo quello spiacevole fatto accaduto lo scorso 31 maggio in cui era stato fermato assieme ad un’amica all’uscita del centro commerciale La Rinascente di Milano e trovato in possesso di sei magliette non pagate per un valore di 1200€, è stato assolto da ogni accusa.

Non ha commesso il fatto“, questo quanto pronunciato dal giudice Stefano Caramellino che, lo scorso 31 ottobre, ha bocciato le tesi della Procura e ha accolto la richiesta di assoluzione.

Qualche giorno fa vi avevamo riportato in anteprima le prime dichiarazioni del cantante, che, ai microfoni di Live -Non è la d’Urso, si era così espresso:

Questi mesi sono stati un vero incubo, oggi con la parola assoluzione ricomincio a respirare. Non ho mai smesso di credere. È come se oggi mi svegliassi da un brutto sogno, perché è questo che rimane, solo un brutto ricordo in via d’estinzione. Ringrazio tutte le persone che non hanno mai creduto neanche per un secondo alle cattiverie dette gratuitamente. Adesso posso riprendere ancora più forte la mia musica e le mie giornate, ora posso tornare a sorridere.

Ospite del salotto di Barbara d’Urso nella puntata di ieri sera, dove è stato ricostruito l’episodio con una docu-fiction trashissima che abbiamo molto amato, Marco è così tornato sull’argomento e, in un faccia a faccia con la conduttrice, ha voluto ripercorrere quei momenti:

Sono passati un paio di mesi, sono stati mesi difficili. Ho sempre tenuto una maschera con un sorriso stampato in faccia per far stare tranquilli i miei familiari, ma non è stato facile. Sapevo di essere innocente. Dedico questa sentenza a Sirio (il fidanzato, ndr), alla mia famiglia e agli amici veri, che sono pochi.

Io non sapevo minimamente che dentro quella borsa ci fossero quelle magliette. Ricordi quando ti dicevo: ‘Tengo a freno la lingua per rispetto della magistratura’? Sono una persona molto rispettosa. C’è una cosa su quel giorno che non ho mai detto. Io sono uscito un po’ prima di lei, ero al cellulare, ero a qualche metro di distanza. Mi sono girato e l’ho vista accerchiata, io sono tornato indietro in suo soccorso. Ho chiesto: ‘Cosa è successo?’. Mi hanno detto: ‘La signora è con te? Allora seguici anche tu’. Una persona che ha paura per la propria incolumità perché sa di aver fatto qualcosa, non torna neanche indietro. Questo è ovvio.

E sul polverone mediatico scaturito dal caso ha così concluso:

C’è stato un accanimento generale che mi ha fatto molto male. Oggi sto bene, sono sereno, però è stato brutto, soprattutto l’accanimento sui social. La polizia postale provvederà a punire tutti gli insulti razziali e xenofobi. Ho fatto gli screenshot, quindi è inutile andare adesso a cancellarli. In Italia spesso ci piace credere più alle cattive cose che alle belle cose. È un Paese che punta facilmente il dito.

Cosa ne pensi?

1 point
Upvote Downvote

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Aggressione ad Alex Belli e Delia Duran, parla l’ex marito di lei: “non l’ho toccata con un dito”

Live – Non è la d’Urso, gli ascolti di lunedì 4 novembre