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Marco Carta gate, la testimonianza di un addetto alla sicurezza potrebbe incastrare il cantante

Nuovi sviluppi nel Marco Carta gate, il nuovo entusiasmante caso di cronaca che ci terrà incollati allo schermo.

Come ricorderete, due giorni fa il cantante sardo, terminata una sessione di shopping alla Rinascente di Milano, era stato fermato assieme ad un’amica, tale Fabiana Muscas, perché trovato in possesso di sei magliette rubate, del valore di 1200€.

Immediatamente rilasciato per mancanza di prove, Marco aveva pubblicato un post in cui spiegava la situazione e si professava innocente:

Un vecchio proverbio diceva “male non fare, paura non avere”. Ho continuato a ripetermelo in attesa di vedere il magistrato e ho fatto bene a ripetermelo e ad aver fiducia nella magistratura che ha riconosciuto la mia totale estraneità ai fatti. Sono molto scosso in questo momento e spero e mi auguro con tutto il cuore che la stampa e il web diano alla notizia della mia estraneità al reato di furto aggravato la stessa rilevanza che hanno dato all’arresto.

Le parole del giovane erano però state smentite dalla testimonianza di un commesso della Rinascente, che, interrogato sull’accaduto, aveva riportato una versione differente:

Vedevo entrambi i soggetti prelevare delle maglie al primo piano e con le stesse salire con le scale mobili fino al terzo piano; fatto ciò, li vedevo entrare nei camerini di prova dove rimanevano svariati minuti. In questa fase, la donna restava fuori e passava le maglie al ragazzo che si trovava all’interno.

A riprova di quanto detto dal dipendente, arriva oggi un’altra testimonianza, quella di un addetto alla sicurezza del noto centro commerciale milanese. L’uomo avrebbe infatti raccontato di essersi accorto di un comportamento anomalo da parte di Carta e della Muscas, decidendo di seguirli:

Mi sono accorto di una coppia, un ragazzo e una donna, che si guardavano spesso attorno, come se controllassero di non essere osservati dal personale. Un comportamento che mi ha insospettito, diciamo anomalo. Allora ho deciso di seguirli. L’ho visto entrare nel camerino, poi le magliette sono sparite.

I due, stando alle ricostruzioni, avrebbero dunque nascosto le magliette, si sarebbero diretti in bagno e lì, con un cacciavite (trovato nella borsa della donna), avrebbero rimosso le placche anti taccheggio, per poi comprare due costumi da uomo e dirigersi verso l’uscita.

Un piano semplice e ben architettato, che sarebbe andato a buon fine se non fosse stato per un ulteriore antifurto adesivo attaccato alla merce, piccolo e difficile da notare, che ha fatto subito scattare i sistemi di sicurezza.

Nonostante si sia professato innocente, Carta dovrà affrontare un processo, previsto per metà settembre, che decreterà le varie responsabilità.

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