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Ogni Mattina, polemica per un servizio: “sono stata trattata come un fenomeno da baraccone”

Ogni Mattina, talk show condotto da Adriana Volpe, ha mostrato un servizio su una giornalista che scrive sul Corriere della Sera, Costanza Rizzacasa d’Orsogna, che aveva accettato l’invito del programma per parlare di body shaming e della sua rubrica Any Body.

Il segmento che conteneva l’intervista alla giornalista era preregistrato, come da accordi con la produzione, senza quindi ci fosse un’eventuale interazione con lo studio.

Ieri, ad Ogni Mattina, Adriana Volpe, introducendo il tema del body shaming, ha dunque mandato in onda il servizio che includeva la giornalista, ma – stando alle dichiarazioni di quest’ultima – il taglio, il modo in cui esso è stato confezionato e gli interventi di contorno avrebbero del tutto snaturato l’obiettivo e le intenzioni della giornalista che, su Twitter, si è lasciata andare ad una dura ed argomentata critica verso il programma:

Ieri a Ogni Mattina è successa una cosa grave. Una persona grassa è stata trattata – con l’inganno – come fenomeno da baraccone. Quella persona grassa sono io. Adesso vi racconto com’è andata, perché certi comportamenti non possono passare.

Ero stata contattata per il programma. Temendo il rischio “trash”, ho declinato. Qualche giorno dopo, sono stata ricontattata. “Faresti un servizio chiuso?”, cioè registrato e mandato in onda senza interazioni con le persone eventualmente presenti in studio. Dopo aver riflettuto, ho deciso di dar fiducia a un programma che voleva occuparsi dei temi di cui con passione, studio e spirito d’informazione mi occupo da due anni. Non prima, ovviamente, di concordare, da professionista quale sono, il trattamento del servizio. Mi sono raccomandata che l’intento fosse sensibilizzare ed educare, che non si scadesse nel “caso umano”.

Mi è stato garantito che il livello sarebbe stato “alto” e rispettoso, che questo era proprio lo spirito del segmento e che proprio per questo avevano chiamato me.

Più tardi mi viene detto che l’inviato sarà un certo Don David Maria Riboldi, “un giovane prete inviato”. Vado in ansia, temo il trattamento “caso umano”. Vengo ulteriormente rassicurata. Al telefono, lui mostra di non sapere nulla del tema, è perfino irridente, cosa che faccio subito notare, ma mi dico che se c’è qualcosa che ho imparato in due anni di interventi tv su questi temi è che quasi nessuno sa nulla di queste cose e non è forse proprio questo il mio lavoro, informare, sensibilizzare?

L’indomani arrivano, e si svolge tutto in modo consono. Parlo per un’ora della mia storia e del mio lavoro, del mio libro e della rubrica #anyBody, del lavoro di sensibilizzazione che faccio nelle scuole.

Ieri mattina il programma inizia nel modo peggiore e più trash possibile: un comico dice che le persone grasse dovrebbero imparare a ridere degli insulti. Segue un lodevole servizio che illustra questi insulti, ma le banalità proseguono. In studio non ci sono attiviste o simili.

Arriva il mio servizio e incredibilmente non vengo presentata. Né in studio, lanciando il servizio, né poi all’interno del servizio stesso. Adriana Volpe dice “Ora vedremo una storia”. L’inviato è in strada. Dice: “Siamo al centro di Roma, andiamo a casa di Costanza Rizzacasa”.

Non si fa, incredibilmente, alcun cenno al mio lavoro. Non viene proprio detto che sono una giornalista che si occupa di questi temi. Il servizio è tagliato ad arte per farmi dire solo una cosa, “scandalistica” agli occhi del programma: che per gli insulti mi ero chiusa in casa per tre anni. Tutto qui. Dei 2 minuti in cui avrebbe dovuto essere condensato il mio intervento, prendono quasi solo questa frase. Più tardi c’è una ripresa in cui sfoglio il mio libro, ma senza parlarne, come fosse il libro di un altro.

L’inviato segnala a un certo punto l’impulso che ho dato al movimento, ma non avendomi presentata non si capisce cosa io faccia, dove e cosa scriva, nulla. Il servizio si chiude con una chiusa dell’inviato sotto casa mia. Il titolo del servizio potrebbe essere: vi porto allo zoo.

Il servizio è confezionato in modo circolare come “Vi porto a vedere il fenomeno da baraccone”. E come tale non offende solo me, ma tutte le persone grasse.

Tutte le persone che non hanno il corpo di Adriana Volpe e vengono giudicate per questo. Un giudizio che la produzione di @OgniMattinaTV8 @TV8it ha espresso nel confezionare questo servizio.

A questo proposito, aver inviato un prete, da parte del programma, è estremamente significativo. Come se i grassi avessero una colpa. Qualcosa di osceno da confessare e di cui chiedere perdono o piangere. E questo è vergognoso.

Scrivo immediatamente alla Carpanè per contestare il trattamento subito. Che risponde, lei che mi aveva garantito che avrebbe supervisionato il montaggio e tutto: “Sono mortificata. Non so cosa sia successo. Non era questo che era stato concordato”.

Balle, scusate l’espressione. Come quando dice che mi farà chiamare dal direttore, da cui non arriva ovviamente alcuna telefonata, di scuse o altro. Rappresentazioni come quella di ieri fanno malissimo alla percezione delle persone grasse, portano indietro l’Italia.

Peraltro: è stata violata la mia privacy. Il servizio doveva essere la mia intervista, non il prete inquadrato mentre dice, sotto casa mia, davanti al mio portone, mentre suona il mio campanello, “Andiamo da Costanza Rizzacasa d’Orsogna”.

Ho raccontato la mia storia, in parte nel mio romanzo, come opera letteraria, e sul Corriere della Sera, per fare un servizio di civiltà. Non per essere la punchline di un programma trash. I grassi non sono casi umani. Sono persone normali, con vite ricche, carriere, passioni.

Da una rete di @SkyItalia non ci si aspetta comportamenti simili. Sky è fatta di grandissimi professionisti: molti li conosco personalmente, sono amici. Era stato proprio @SkyTG24 a lanciare la mia rubrica #anyBody. Un programma come il nuovo @OgniMattinaTV8 non se lo meritano.

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